Charlie Chaplin - Charlot silhouette

 

 

 La poesia di Corrado Govoni

Tamara

 

  Storia di Tamara

Dal Giornale Gazzetta Padana (1934) – Storia di Tamara 

RICORDI STORICI SULLA FRAZIONE DI TAMARA

L’etimologia di Tamara vuolsi, secondo il Frizzi “derivi dalla lingua del Lazio ai tempi romani: Tamara quasi tamerice, tamariscus e tamaris…”.

La Pieve di Tamara era “anticamente” dedicata a S. Giorgio e dipendeva dall’Arcivescovo di Ravenna. E’ ricordata da Martino III fino dall’anno 944 in un suo privilegio, concesso alla chiesa di Adria.

Nel 1062, certo Ugo, conte, che possedeva, con sua moglie Matilde, molti beni nel ferrarese, ne fece offerta alla Cattedrale di Ferrara investendone il Vescovo Rolando. Fra tali beni si accenna agli esistenti in San Giorgio di Tamara, nel di cui territorio era situata un’altra Pieve, intitolata a S. Maria, menzionata in un testamento di Americo Estense e di Franca sua moglie, rogato sotto il Pontificato di Agapito II.

Demolite chiese di S. Giorgio e di S. Maria, rimase quella di S. Giovanni Battista nella quale erano istituiti quattro canonicati ed uno Spedale denominato di S. Francesco. Aveva, sotto di sé, le parrocchie di Corlo, Fossalta, Viconovo, Albarea e l’oratorio della Beata Vergine, fabbricato dalla famiglia Beltrami.

Di quest’ultima, si conosce che risulta insufficiente la più antica, ne venne costruita una seconda nel 1702, alla quale successe l’attuale, i cui lavori, iniziati nel 1834 dal capo mastro Giulio Campanati, furono compiuti nel 1843. Venne consacrata il 18 maggio 1845 dal Cardinale Ignazio Cadolini. Riuscita austera e spaziosa, vi si conservano quadri e statue di buoni autori, fra i quali: un S. Giovanni Battista, attribuito al Monio; la visitazione di S. Elisabetta al Carpi; S. Eurosia e S. Luigi al Braccioli; S. Nicola allo Scannavini; l'orazione di Gesù Cristo, ritenuto di buon pennello; nonché copie eccellenti del Giori e del Boari.

Molto pregiata nel disegno ed intaglio, la statua di S. Nicola da Tolentino, già appartenente ad una chiesa di Polesella, officiata, un tempo dagli eremitani scalzi di S. Agostino.

E’ tradizione che il campanile sia stato edificato su di una antica torre, già lanterna di mare.

All’inizio del 1800, Tamara aveva poco più di mille abitanti, a metà del secolo 1317 ed all’inizio del 1900: 1651. Al presente eccede i 2000. Se si considera che, sul finire del 1000, esistevano nel territorio di Tamara due Pievi, un oratorio ed un ospedale, conviene ammettere fosse centro di molta popolazione, difesa a castello, ed una località di tal nome sembra sia per render attendibile l’induzione. La posizione topografica ne favorì, forse, l’accrescersi e il prosperare dall’essere sul margine delle estesissime valli sulle quali l’Abbazia di Pomposa spandeva, prima del mille la sua luce di fede e la politica delle enfiteusi, e più ancora dalla vicinanza del Po, sul quale (non ancora diviso dal volume di tutte le sue acque) si svolgevano intensi i transiti ed i commerci, mentre la non lontana Ferrara era vivo centro di attrazione per le opere feconde del suo iniziarsi alla vita di grande città.

Tutto ciò, ci venne dato di rilevare da una cronistoria del comm. Camillucci.

 

Tamara ricorda il figlio più illustre: Corrado Govoni

"Io sono nato in un paesuccio tra il Volano e il Po, dal poetico biblico nome di Tamara” affidata alla resistenza di una lastra di granito questa dichiarazione di semplice lirismo campeggia all’entrata di Tamara, con la firma del suo figlio più illustre, Corrado Govoni. Le celebrazioni del 1984 per il centenario della nascita del poeta hanno lasciato questo sobrio segnale visivo, mentre attende ancora una adeguata sistemazione la ricchissima biblioteca lasciata al Comune di Copparo, che si spera vorrà accasare le centinaia di volumi e manoscritti negli spazi appena restaurati del Torione Estense.

Poesia Corrado Govoni

 

Casa della famiglia Govoni

Presente nella vita letteraria italiana per cinquant’anni, Corrado Govoni comincia a scrivere e pubblicare raccolte di versi nel 1903, mentre ancora coltiva la terra nel paese dove è nato nel 1884.

Casa della famiglia Govoni

Si trasferisce a Roma, dove morirà nel 1965, nel ventisei è ormai parte attiva e protagonista del segmentato e ricchissimo mondo di personalità che caratterizzano la nostra letteratura del ‘900.

Assieme a Ungaretti, Palazzeschi, Campana, Baccelli, Cardarelli è la “Voce” nel periodo dal 1914 al 1916, a testimoniare “Le inquietudini del primo novecento" con la fusione di temi crepuscolari e futuristi e, in polemica con l’eroicismo di Gabriele D’Annunzio, descrive la sonnolenta e monotona vita di provincia con "Violenza immaginativa” e estrose analogie tra oggetti, elementi del paesaggio, suoni e colori. Importante elemento di passaggio per la corrente ermetica di Quasimodo, Ungaretti, Montale, Corrado Govoni si caratterizza per una straordinaria capacità di evocatore di immagini in gran parte derivante dalla vita dei campi e, in definitiva dalla “Sua” Tamara.

Dal 1903 col “Le Fiale” fino all’ultimo romanzo “Gli uomini del Delta”, Govoni ha scitto venticinque libri, 2000 poesie dalla freschezza di immagini crepuscolari in liriche “Spoglie e disperate” della raccolta "Aladino, lamento su mio figlio morto”.

Si spegne così, nel dolore e nella tragedia della fosse Ardeatine una esistenza ritmata dalla poesia e dall'attenzione per le piccole cose della vita.

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